Questione di etichetta.


Questione di etichetta.

Sì va bene, quello che vuoi, l’abito non fa il monaco, l’apparenza inganna, ma perché spesso siamo circondati da brutte etichette di vino? Brutte esteticamente (ok de gustibus) ma soprattutto sbagliate, criptiche, con poche informazioni, con astrusi nomi di vino, scritti con caratteri illeggibili. Ma si sa, di fantasia noi italiani ne abbiamo a dismisura, spesso però brutta e fuori dalle regole.

 

Quando leggi un’etichetta almeno dovresti trovarti di fronte a queste informazioni fondamentali:

Questo è quello che si dovrebbe scrivere. Troppo? Forse. Ma non sarebbe male orientare il consumatore a capire il proprio vino a cominciare dall’etichetta. L’etichetta è il biglietto da visita, può infondere curiosità o confusione a chi per la prima volta afferra la bottiglia di vino che vorrebbe bere. Ho capito che poi quel che conta è quello che c’è dentro la bottiglia, ma comunichiamo, parliamo, dialoghiamo. Avviciniamo non allontaniamo.

Però nel caso veramente l’etichetta sia ripugnante e di poche parole, c’è una sola cosa da fare. Beveteci su. Magari, finita la bottiglia, l’etichetta vi comincerà a piacere. Anche molto.

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